Blog | Dr. Gianluca Bernasconi
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L’umanità nell’equazione della bellezza – Riflessioni sull’intuizione di Dirac

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( (δ + m) Ψ = 0 ):

L’idea di un fisico – cofondatore della meccanica quantistica – che formuli l’equazione di un costrutto indefinibile in senso oggettivo mi ha rapito, stregato ed affascinato; essa consente di descrive il fenomeno dell’Entanglement quantistico, secondo il quale “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo diventano un unico sistema. In altri termini, ciò che accade ad ognuno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.

Da individuo curioso prima, e da Psicologo poi, non ho potuto far a meno di lasciar fermentare in me la bellezza (è proprio il caso di dirlo) e l’assolutezza del concetto di Entanglement quantistico, nel desiderio di riprendere e traslare in ambito psicologico l’estensione di tali principi ai sentimenti umani.

Dirac nacque in Gran Bretagna proprio negli anni in cui in Germania veniva a delinearsi e strutturarsi una corrente scientifica rivoluzionaria in ambito Psicologico e non solo: la Psicologia della Gestalt. Il termine “Gestalt” risulta di difficile traduzione letteraria, ma comunque riconducibile ai concetti di “forma”, schema o rappresentazione; l’essenza del pensiero gestaltistico può essere condensata nell’espressione tanto cara a Kohler, Koffka e Wertheimer, fondatori del movimento: “il tutto è molto più della semplice somma delle parti”. Tale assioma, che ahimè risulta tutt’oggi estraneo a tanta parte dell’umanità, assume un’importanza storica ancor più rilevante poiché all’epoca la Psicologia, nel tentativo (forse maldestro) di assumere dignità ed autonomia scientifica, era alle prese con lo Strutturalismo di W. Wund, il quale sosteneva che l’unico modo per studiare l’esperienza di un individuo fosse quella di “frammentarla”, di segmentarla in moduli (le strutture, appunto).

La rivoluzione “olistica” della Psicologia della Gestalt ha comportato la assoluta necessità di ri-pensare e ri-definire le relazioni che intercorrono tra gli elementi di un determinato sistema, nonché della ri-modulazione della “Gestalt” del sistema stesso; e la rivoluzionaria bellezza in tutto ciò si apprezza nel momento in cui trasliamo ciò che potrebbe apparire come un’astrazione nel contesto delle relazioni tra le persone. Kurt Lewin, Psicologo Tedesco contemporaneo al movimento della Gestalt di cui fu un fervido sostenitore, nonché pioniere della Psicologia Sociale, formulò la “teoria del campo”: C = f (P, A), evidenziando come il comportamento (C) di un individuo sia una funzione regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), nonché dall’ambiente (A) che lo circonda: il concetto di ambiente risulterebbe riduttivo se inquadrato in una prospettiva meramente fisica: dobbiamo far riferimento al concetto di contesto, ed ogni contesto è, per definizione, relazionale.

Kurt Lewin ci insegna quindi come ogni variazione di una parte del sistema comporti una modificazione, una ridefinizione del sistema stesso, e come al contempo una variazione del sistema determini variazioni nelle componenti che lo compongono e lo determinano, e ciò costituisce un principio fondante per ciascun individuo, poiché qualsiasi persona è parte di molti e differenti sistemi (famiglia, lavoro, amicizie etc..) con i quali instaura relazioni osmotiche che determinano l’assunzione di specifici ruoli e relative (e talvolta stringenti) dinamiche caratterizzanti.
I sistemi dell’Entanglement quantistico oggetto dell’equazione della bellezza di Dirac che hanno tra loro interagito e si sono poi separati, hanno stabilito tra loro una interdipendenza, una sorta di romantico legame indissolubile che resisterà oltre il tempo e le distanze: esattamente come accade tra gli esseri umani, tra la madre con il proprio figlio, tra due amici o tra due amanti; parafrasando W. Fairbain (padre della Teoria delle Relazioni Oggettuali) è come se ciascuno dei sistemi interiorizzasse l’ “oggetto”, o più correttamente, interiorizzasse la relazione intercorsa con l’oggetto con il quale ha condiviso il medesimo contesto determinando un nuovo “Sé” di ciascun sistema sistema, un Sé in continua evoluzione, e tale interiorizzazione (da intendersi come variazione di una parte del tutto), determini la modificazione di entrambi i sistemi, e ciascuno per proprio conto.

Se è vero che Dirac è un fisico, e la fisica è la scienza della natura nel senso più ampio, è vero che l’uomo è natura.
Mi piace pensare che “inconsciamente” l’empirismo scientifico si qualifichi come una sistematizzazione “emozionale”, oltre che razionale, degli aspetti che determinano l’ambiente (per dirla con Kurt Lewin) ed i differenti contesti o sistemi; in fondo, la scienza altro non è che un prodotto dell’uomo, della sua cognizione, della capacità di stabilire nuove e creative relazioni tra elementi, ma anche dei propri limiti, delle proprie fragilità, dei propri entusiasmi.

La bellezza come variabile, come insondabile forma d’Arte che determina la variazione del sistema e delle relazioni che intercorrono tra gli elementi del sistema stesso, la relazione come perno indissolubile del sentire e dell’agire umano, che ne orienta e determina la vita. E la vita, parafrasando le parole del Maestro Vinicius de Moraes, altro non è che “l’Arte dell’incontro”.

Dr Gianluca Bernasconi

Sono Gianluca Bernasconi, Psicologo ad indirizzo Clinico, iscritto presso l’Albo degli Psicologi – Ordine del Lazio – al n° 20192. V